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"Lo Spekki(ett)o" è soprattutto il giornale di una comunità. La comunità è quella di Casola Valsenio, un piccolo paese (neppure tremila anime) sdraiato sulle colline romagnole, lungo la statale 306 che parte dalla Via Emilia all'altezza di Castel Bolognese. Un territorio piuttosto isolato e di confine: a 7 km dal paese, salendo ancora, si incontra il confine con la Toscana. Abbiamo detto un paese sdraiato, potremmo dire accasciato? Non sappiamo. Forse un modo per saperlo è leggere, capire, interpretare le pagine che pubblichiamo e che hanno come scopo primario proprio quello di raccontare la vita casolana in tutti i suoi aspetti: la politica, la cultura, la cronaca, i personaggi, i sogni, le speranze, le delusioni e i fallimenti. "Lo Spekki(ett)o" nasce nel febbraio 1997, ma la nostra storia parte da molto più lontano. Ci consideriamo infatti figli, e le testate sono lì ad indicarlo, de "Lo Specchio", il periodico casolano che ha avuto più lunga vita. Nacque nel 1967 come un'attività del Clan del Gruppo Scout di Casola e da allora continuò le pubblicazioni per quasi un trentennio, fino al 1995, quando l'uscita in edicola (sempre più irregolare) venne interrotta per mancanza di forze fresche desiderose di mandare avanti la baracca. Sì, perché il nostro lavoro è del tutto volontario, nessuno di noi è professionista del mestiere e naturalmente nessuno ci guadagna un centesimo, anzi. E capitano spesso i periodi in cui è più difficile trovare persone pronte a mettersi in gioco e darsi da fare. Comunque noi abbiamo raccolto quell'eredità, pesante ma affascinante, i principi che avevano guidato trent'anni di giornalismo locale. Il legame col gruppo Scout è rimasto fortissimo: gran parte dei componenti della redazione (a proposito, una quindicina di baldi giovani fra i 20 e i 32 anni più qualche prezioso collaboratore non fisso) fa o ha fatto parte degli Scout, e sulle nostre pagine parliamo spesso del
gruppo. Ma è soprattutto la "filosofia di vita" scoutistica, il loro modo di vedere le cose che abbiamo cercato di fare nostro e di trasmettere tramite le nostre
pagine. Innanzi tutto l'impegno per cercare di migliorare, nel nostro piccolo, l'ambiente in cui
viviamo, il desiderio di fare sentire la nostra voce, di non scomparire
nell'anonimato. Perché anche in un piccolo paese come il nostro, se si
vuole, ci si riesce a nascondere, anzi esistono veri e propri specialisti nel tirare il sasso durante le discussioni al bar e poi
nascondere la mano quando si tratta di fare qualcosa di
positivo. Noi speriamo invece di animare la discussione, e che questa porti da qualche
parte. Spesso sbattiamo nei muri, ma anche quella di rialzarsi dopo una caduta è un'abilità che vogliamo imparare da Baden Powell e
seguaci. Siamo un giornale politico, ma non siamo un giornale di partito. Politico perché quando parli di una comunità a una comunità stai già facendo
politica, ma non vogliamo essere etichettati come appartenenti a uno dei tanti partiti che agitano la scena
("agitano" è una parola grossa, a Casola tutta questa agitazione partitica non c'è, anzi siamo abbastanza sulla bonaccia
afosa, per mancanza di alternative). Pensiamo che siano le nostre stesse pagine a dimostrare che non solo abbiamo sempre dato spazio a tutte le forze
politiche, ma noi stessi, nei nostri commenti, abbiamo sempre cercato di ragionare in maniera
critica, apprezzando quando c'era da apprezzare e criticando quando c'era da
criticare. Sulla base non del ghiribizzo personale di uno di noi, ma delle discussioni che abbiamo durante le riunioni di redazione ma
anche, e soprattutto, ogni volta che ci incontriamo, in qualunque luogo. Sì, perché c'è un'altra cosa che ci piace dire: fra di noi siamo
amici, non ci siamo incontrati per fare un giornale, è il giornale che è nato (e continua a
nascere) spontaneamente dalla nostra frequentazione, dalle nostre
chiacchiere, dai nostri scontri dialettici. Questo - oltre agli esempi di cui si parlava
sopra, gli Scout e "Lo Specchio" e soprattutto le persone che li hanno portati avanti - mantiene in vita il
giornale, fra mille difficoltà e altrettante soddisfazioni. Sbarcare in rete significa aggiungere un percorso parallelo alla strada maestra del
giornale. Significa tentare di farci sentire da ancora più persone, con più forza di prima. E significa non dimenticare
Casola, opporsi alla morte cerebrale che il nostro paese rischia, come ogni piccolo
paese, se il silenzio dura troppo a lungo. |
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