CICLI DI GRAZIA
Verso la fine dell’anno solare cominciano a circolare calendari cartacei di vario tipo. C’è chi si accontenta di quello regalato dalla banca o dal supermercato e chi se ne procura una copia più accattivante, corredata da immagini, ricette o fotografie di vario genere. Quando ero bambina, in casa mia non poteva mancare il calendario di frate Indovino, che con la sua facciona rubiconda dispensava consigli sulla coltivazione degli ortaggi (in base alle stagioni e in abbinamento alle fasi lunari), faceva previsioni meteorologiche e istruiva con detti e proverbi dialettali, tramandando antiche tradizioni. Negli ultimi anni sono tornati in auge calendarietti arricchiti di frasi motivazionali, con foglietti da strappare giorno dopo giorno, come la vita che se ne va via.
In tutte le case, i negozi, le aziende, il calendario di carta non può mai mancare: ci aiuta a non perdere la bussola del tempo, ci permette di annotare scadenze e appuntamenti da non dimenticare. Tutti lo consultiamo ogni giorno per fare qualsiasi progetto o programmare la vita. Ecco a quel che serve in primis il calendario: a non scordare che il tempo passa. E ci serve un riferimento pratico per non smarrirci dentro l’aleatoria dimensione temporale. Ci serve anche per esorcizzare il nostro saperci provvisori e incerti di fronte a ogni possibile futuro.
Questo autunno ho saputo di un progetto a dir poco originale, in tema di calendari, appunto. Marilena Sangiorgi e Marco Pozzi hanno avuto l’idea di creare un almanacco dedicato alle donne della terza età. Marco, appassionato di fotografia, e Marilena, che adora creare composizioni floreali, sono stati un perfetto connubio per realizzare “Cicli di grazia”. Il risultato? Uno splendido tributo alla vecchiaia, con i ritratti di dodici donne (quasi tutte casolane) che sono state felici di farsi “immortalare” in maniera insolitamente artistica. Gli scatti della macchina fotografica di Marco hanno reso omaggio a volti scritti dal tempo. I copricapi realizzati da Marilena, con bacche, fiori e foglie, hanno impreziosito le espressioni e i volti delle signore, che si sono scoperte modelle ad un’età in cui ormai non si aspettano grandi sorprese.
I visi di queste donne raccontano la vita e le rughe sono strade sulle quali intuire le loro esperienze, gli inciampi o le gioie, i sogni o il disincanto. E quanta profondità negli occhi che guardano l’obiettivo con semplice autenticità. Tutti aneliamo a vivere il più a lungo possibile, eppure la vecchiaia ci mette un po’ paura: è un’incognita che più si va avanti negli anni, più diventa reale e imminente. Queste fotografie ammiccano in ogni pagina con una sferzata di leggerezza e di ironia e sembrano dirci la soddisfazione di esserci, di avercela fatta senza nascondersi dietro ai falsi miti dell’eterna giovinezza che ci propinano sui social o alla televisione. Le “modelle”, con un’età fra i 78 e i 102 anni, ci invitano a giocare ancora, strizzando l’occhio alla bellezza che fu e che tuttora c’è, perché non si consuma con il tempo ma si arricchisce in esso.
“È una bellezza che vibra di coraggio, di saggezza, delicatezza e forza.” I cambiamenti che vediamo nello scorrere delle stagioni ci insegnano che siamo tutti in continua trasformazione e che nulla si spegne se sappiamo restare accesi “e con grazia”. Ripenso a un articolo della scrittrice Barbara Alberti, che ci invita a riflettere su come la vecchiaia femminile sia oggigiorno abrogata dal mercato e sembra obbligatoria la farsa dell’eterna giovinezza. Secondo la giornalista è scandaloso pensare che con tutto il lavorio che ogni donna deve fare nel corso della sua vita adesso ci si senta quasi obbligate, quasi costrette a essere “gnocche fino a 80 anni”.
E allora evviva il calendario Cicli di grazia, un omaggio alla vita, alle donne che ci guardano dall’altezza della loro veneranda età, ci sorprendono con una beltà “controcorrente”, cioè reale perché autentica e, per questo, emozionante. E questo messaggio è il più bell’auspicio per cominciare un anno nuovo di zecca, all’insegna della speranza e della bellezza. Quella vera.
Paola Pozzi
