CRESCERE TRA GLI SCHERMI – come guidare i bambini nel mondo digitale
Le nuove tecnologie hanno senza dubbio migliorato molti aspetti della nostra vita quotidiana, ma specialmente nel momento in cui si decide di consentirne l’utilizzo ai più piccoli, bisogna essere consapevoli anche dell’altra faccia della medaglia, ossia delle insidie e dei pericoli che esse nascondono. Le tecnologie fanno parte dell’ambiente di vita dei bambini contemporanei – i cosiddetti “nativi digitali” – pertanto non possiamo negare la loro esistenza o impedirne in assoluto l’utilizzo, ma è importante conoscere gli effetti che l’esposizione agli schermi può avere sullo sviluppo fisico, cognitivo e relazionale dei bambini.
Una ricerca del 2023 ha messo in luce come il 72,5% delle madri utilizzi lo smartphone durante l’allattamento, il 61% dei genitori si avvalga di questo strumento per intrattenere i figli nei momenti di noia e il 10,5% lo ritenga una strategia utile per addormentarli. Ma l’esposizione agli schermi, specialmente se associata a momenti importanti quali i pasti e il sonno, ha un forte impatto sulla salute e il benessere del bambino. Spesso utilizzati ad uso consolatorio, come premio, o come modalità per farli stare seduti e tranquilli, magari a tavola, gli smartphone sono ormai diventati parte integrante delle routine quotidiane di bambini e bambine. Ma questo trend dovrebbe assolutamente essere invertito. Vediamo perché:
- L’utilizzo di uno smartphone durante l’allattamento impedisce il contatto visivo madre-bambino, necessario per il rispecchiamento emotivo. Osservare il proprio figlio in un momento tanto importante costruisce le basi per un attaccamento positivo, ed equivale a dire “per me tu esisti e sei importante”. Distogliere lo sguardo, focalizzandolo sul cellulare, fa invece passare il messaggio opposto.
- Utilizzare uno smartphone o un tablet prima di dormire, ha conseguenze sulla qualità del sonno, che risulterà più breve e meno ristoratore.
- Durante i pasti, smartphone e tablet impediscono lo sviluppo di una corretta relazione con il cibo e con il proprio corpo. Gli schermi sono falsi amici: sul momento sembrano avere effetti positivi – “Guardando un video, mangia tutto!”. In realtà stanno impedendo al bambino di vivere una corretta esperienza a contatto con il cibo: focalizzandosi sullo schermo, egli perderà di vista le sensazioni visive, olfattive, gustative e tattili associate a ciò che ha nel piatto, e faticherà a prendere coscienza del proprio corpo attraverso le sensazioni di fame e sazietà. Mangerà, certo, ma per inerzia.
- Gli schermi, infine, non devono mai essere utilizzati per calmare un pianto o per superare un momento di frustrazione: anche in questo caso, il bambino deve imparare ad ascoltarsi e a trovare – assieme all’adulto – delle strategie di gestione delle emozioni. Le tecnologie non rappresentano strumenti di regolazione emotiva: quella che vediamo è una calma apparente, ma in realtà così facendo stiamo offrendo al bambino un’esperienza di iper-stimolazione, che genererà ancora più confusione a livello emotivo. Il loro utilizzo diventa inoltre una vera e propria dipendenza: si consiglia a tal proposito la visione di un video, commentato dalla Dott.ssa Lucangeli, nel quale si assiste ad un bambino in piena “crisi di astinenza” da smartphone: https://www.youtube.com/watch?v=i_Z3ne6VS9g
Spesso non si ha la percezione dei rischi collegati all’utilizzo degli strumenti digitali, ma le conseguenze possono essere serie: da un punto di vista fisico, sono stati dimostrati un aumento del rischio di obesità infantile, maggiori difficoltà di coordinazione e movimento, problemi alla vista e all’udito. Da un punto di vista cognitivo, l’utilizzo degli schermi è correlato a un aumento dei disturbi dell’attenzione, a ritardi nel linguaggio e a difficoltà nell’auto-regolazione e nella gestione delle frustrazioni. Infine, da un punto di vista relazionale, i bambini che vengono esposti agli schermi fin dalla prima infanzia hanno minori livelli di empatia, minori interazioni sociali – che possono sfociare in veri e propri disturbi sociali – nonché un aumento di ansia, depressione e aggressività.
I minori, sul web, entrano inoltre in contatto con modelli distorti di perfezione e bellezza, ai quali cercano di adeguarsi per sentirsi accettati e “normali”. Si rischia così di andare incontro a problemi di autostima e a disturbi alimentari. Troppo spesso sentiamo poi parlare nei telegiornali di episodi di cyberbullismo o “sfide” online che terminano in tentativi (riusciti o meno) di suicidio. Un’indagine ISTAT ha constatato che nel corso dell’ultimo anno, il 34% dei ragazzi ha subito comportamenti vessatori online. C’è infine il rischio di adescamento pedopornografico, un pericolo sempre in agguato nei social network, all’interno dei quali è facile celare la propria identità, anche per fini meschini e perversi. Si tratta di casi limite, di enorme gravità, che coinvolgono certamente una minoranza di coloro che hanno accesso alle nuove tecnologie. Ma queste realtà purtroppo esistono, e saranno sempre più frequenti se non impareremo ad utilizzare i media con maggiore consapevolezza.
Le indicazioni dei pediatri in merito all’utilizzo degli schermi sono chiare:
- Schemi vietati sotto ai 2 anni, ed esposizione limitata a 1 o 2 ore giornaliere nella fascia d’età successiva;
- Evitare la consegna di uno smartphone personale almeno fino al termine della scuola primaria;
- Smartphone trasparente fino ai 14 anni: i genitori devono conoscere le password dei figli e controllarne l’utilizzo, monitorando la loro attività in rete;
- Social vietati fino ai 13 anni;
- Concordare limiti chiari su tempi e luoghi di utilizzo.
Ma oltre all’aspetto quantitativo, va ovviamente tenuto in considerazione anche quello qualitativo: qualora si decida di sottoporre un prodotto multimediale ad un bambino, esso deve sempre essere adatto alla fascia d’età e proporre contenuti di qualità. Per quanto riguarda i videogiochi, ad esempio, è necessario tenere in considerazione l’indicatore PEGI, che fornisce indicazioni circa i contenuti e la fascia d’età alla quale si rivolgono.
I contenuti multimediali devono inoltre essere fruiti sempre in presenza dell’adulto, il quale può fungere da mediatore in grado di spiegare e rielaborare l’esperienza virtuale. La visione di un video, ad esempio, deve sempre essere seguita da domande o riflessioni dell’adulto. La sua presenza è fondamentale nel guidare l’esperienza e nel riportare alla realtà, impedendo che il bambino venga “risucchiato” dal mondo virtuale. L’accesso autonomo e incontrollato invece fa sì che bambini anche molto piccoli entrino in contatto con contenuti non adatti a loro, spesso violenti, che non riescono ancora a comprendere e rielaborare da un punto di vista cognitivo. È inoltre importante tenere a mente che l’esplorazione del mondo – specialmente sotto ai 6 anni – deve avvenire attraverso i sensi: i media possono integrare le esperienze sensoriali, ma non possono sostituirle! Per garantire un corretto sviluppo cognitivo è quindi importante ridurre al minimo le occasioni sul web, potenziando invece esperienze concrete, in cui “ci si sporca le mani”.
Non si vogliono certo incolpare i genitori, i quali spesso fanno del loro meglio, e in momenti di grande fatica possono cadere nella trappola consolatoria o calmante delle tecnologie. Ma è fondamentale, per chiunque abbia una responsabilità educativa (genitori, zii, nonni, insegnanti, baby sitter, ecc.), mettere sempre al centro il benessere del bambino. E purtroppo, se utilizzate in modo inconsapevole, le nuove tecnologie entrano fortemente in contrasto con la salute psico-fisica dei più piccoli.
Ricordiamoci inoltre che l’apprendimento avviene soprattutto per imitazione: sono gli adulti, in primis, a dover mettere in discussione il loro utilizzo delle tecnologie nel momento in cui si trovano di fronte ad un bambino. Non possiamo negare loro la possibilità di utilizzare uno smartphone, se siamo noi i primi ad averlo sempre tra le mani! E gli adulti, spesso, non solo espongono i propri figli AGLI schermi, ma li espongono anche NEGLI schermi, postando continuamente foto e video sui social. Il termine “sharenting” fa riferimento alla pratica di condividere costantemente online informazioni, foto e video dei propri figli. Sebbene spesso fatto con buone intenzioni, il fenomeno comporta diversi rischi per la privacy e il benessere dei minori, come ad esempio la creazione di un’identità digitale incontrollata e la possibile esposizione a utilizzi impropri dei dati.
È importante, per tutti coloro che hanno una responsabilità educativa, informarsi e formarsi, in modo da essere consapevoli dei rischi e delle opportunità che offrono le nuove tecnologie: a tal proposito si rimanda alla visione del sito internet di “Custodi Digitali”, un progetto di educazione digitale che mira a favorire il benessere del bambino rispetto all’utilizzo degli schermi fin dai primi anni di vita, con il coinvolgimento attivo dei pediatri, delle famiglie e delle istituzioni scolastiche.
Benedetta Landi
