E’ ormai risaputo che la plastica è dannosa per la salute e per l’ambiente. «Questo materiale modifica la chimica degli oceani e distrugge l’ecosistema», afferma Francesca Santoro, membro della Commissione oceanografica intergovernamentale dell’Unesco e presidente del Comitato scientifico di One Ocean Forum, l’evento dedicato alla salvaguardia degli ambienti marini. «Il problema non è solo ambientale: riguarda anche la nostra saluteGli oceani ricoprono il 70% della superficie terrestre e, insieme alle foreste, sono il nostro secondo polmone perché producono il 50% dell’ossigeno che respiriamo. Per questo vanno rispettati e salvaguardati».

Grazie ad un’evoluzione dei materiali e degli stili di vita si può uscire dal pratica ormai comune di consumo eccessivo di plastica, sotto il segno di una nuova Sostenibilità che si declina anche con gesti semplici e quotidiani. Il Consiglio di Stato dell’Unione Europea ha approvato la legge che era stata proposta dal Parlamento europeo per vietare, a partire dal 2021, la vendita di alcuni prodotti di plastica usa e getta, come posate, piatti da pic nic, cannucce monouso, cotton fioc e bastoncini di plastica per palloncini. La direttiva UE sulla plastica monouso stabilisce, inoltre, un obiettivo di raccolta del 90% per le bottiglie di plastica entro il 2019, attraverso l’introduzione di sistemi di cauzione-deposito, simili a quelli già previsti per il vetro.

 

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Italia le singole amministrazioni comunali stanno portando avanti specifiche ordinanze per fermare il consumo e soprattutto l’abuso di plastica usa e getta; ad esempio, il lungomare di Napoli diventerà “plastic free”: sarà vietato l’utilizzo, la fornitura e la commercializzazione di contenitori, stoviglie, posate, cannucce e ogni altro oggetto monouso ad uso alimentare in plastica, che non sia biodegradabile e compostabile. Ma la plastica non finisce solo in mare, negli oceani, nelle spiagge, nei giardini e sui marciapiedi, bensì si trova anche nell’acqua dei nostri rubinetti; l’onlus “Orb Media” ha prodotto un vero e proprio studio su ben 159 campioni di acqua potabile, presi in diversi paesi del mondo, in collaborazione con alcune università americane, dal quale sono emersi due importanti avvertimenti: quali sono i reali danni alla salute per le fibre microscopiche di plastica ritrovate nell’acqua e da dove arriva la plastica che si trova nell’acqua. La riduzione di questo materiale dovrebbe divenire una pratica insegnata anche nelle scuole, a partire dagli asili, diventare una norma per tutti e una sorta di narrazione del cambiamento. Infatti, molti studenti sono impegnati nei “Fridays for Future” e nelle manifestazioni per il clima, sull’esempio della svedese Greta Thunberg; un segnale concreto di tutto ciò è rappresentato dalla riduzione delle bottigliette di plastica a favore delle borracce di alluminio, igieniche, riutilizzabili e personalizzabili. Anche le amministrazioni stanno cominciando a fare qualcosa e il capofila è Milano: il Comune ha in distribuzione centomila borracce in alluminio, sessantamila delle quali destinate a ragazzi e ragazze delle medie, mentre le restanti 40 mila agli alunni e alunne delle elementari; la provincia di Forlì Cesena, con il progetto “Via le bottigliette”, distribuisce borracce a circa trentamila studenti in oltre 50 scuole e biblioteche pubbliche. Connessa alla pratica di riduzione del consumo di plastica è la settimana europea per la riduzione dei rifiuti (in acronimo SERR), un'iniziativa di sensibilizzazione sul tema della riduzione dei rifiuti nata nell'ambito del programma LIFE+ (Settore informazione e comunicazione) della Commissione Europea.  Essa consiste in un'elaborata campagna di comunicazione ambientale che si concentra nell'arco di una settimana e che incoraggia cittadini, enti pubblici, associazioni e imprese a proporre, mettere in atto e divulgare azioni concrete e buone pratiche per la riduzione dei rifiuti. La SERR si propone non solo di contribuire concretamente alla riduzione della quantità di rifiuti prodotti, ma anche di portare la problematica dei rifiuti all'attenzione del pubblico e di accrescere la consapevolezza dei cittadini in merito alle possibili strategie di riduzione e alle politiche europee e nazionali messe in campo a tale scopo. In Italia le iniziative di questo tipo sono in aumento: in particolare, il Comune di Faenza è impegnato in un processo graduale di “liberazione” dalla plastica di tutti gli edifici pubblici. Quasi contestualmente è partito, all’interno degli istituti superiori di Faenza, un movimento studentesco che si è prefissato come obiettivo principale quello della sostituzione degli erogatori di bottigliette di plastica con delle borracce in alluminio riciclato, allo scopo di ridurre la produzione di plastica all’interno degli edifici scolastici. Il progetto prevede la messa a disposizione, per tutti i nuovi iscritti, di un “kit di benvenuto”, consistente in una borraccia e in un piccolo depliant sulla pratica della raccolta differenziata. L’iniziativa coinvolge gli studenti di tutte le classi prime delle scuole superiori della città ed è stato proposto in occasione della “Settimana europea del riciclo”, in programma dal 16 al 24 novembre 2019, in modo tale da rimarcare l’importanza delle azioni del riuso e del riciclo. Ognuno di noi può mettere in atto tanti piccoli accorgimenti che, a primo impatto, possono sembrare inutili, ma che col tempo contribuiscono seriamente alla riduzione della plastica dal nostro pianeta e ad uno sviluppo sostenibile dell’ambiente che ci circonda.

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