Cronaca

A 50 anni dal terremoto in Friuli, una grande storia di umanità

L’incontro

Gli scout della destra del Tagliamento hanno sentito l’esigenza di raccontare una loro storia del terremoto, una storia di come gli Scout sono stati sensibili a questo evento, di come hanno reagito con un insieme di pensiero ed azione che li ha portati ad essere presenti con un loro stile particolare.

Alessandro Serena è stato, assieme a molti amici scout, il promotore di questo evento nel quale ha presentato il libro “A dare speranza alla montagna” (50 anni fa il servizio scout in Friuli e nella destra Tagliamento) nel quale sono stati raccolti molti documenti e testimonianze di scout e personaggi protagonisti a livello istituzionale della gestione dell’emergenza (Zamberletti, l’arcivescovo Battisti).

 

Le persone raffigurate nel volantino riconosceranno se stessi o conoscenti, e non è un caso: in molte delle foto utilizzate nel libro ci siete voi o altre persone che avevano aderito alla proposta fatta dagli scout 49 anni fa, andare a dare un mano al Friuli. Un aiuto qualificato grazie a vari artigiani: un elettricista, un falegname, due muratori e noi come volonterosi manovali.

 

Come si sono mossi gli Scout per il terremoto

Dal convegno è emerso lo stile con il quale gli scout hanno caratterizzato il loro intervento, riassunti per punti:

Dal giorno stesso del terremoto è emersa la necessità che ogni gruppo fosse autonomo sia come sistemazione in tende sia come vettovagliamento. Per essere d’aiuto e non di peso.

In ogni zona si è costituito un centro di coordinamento (a Spilimbergo per la destra del Tagliamento) che tirava le fila con i vari gruppi inviati nel territorio

I responsabili tenevano stretti contatti con le istituzioni con atteggiamento sempre rispettoso e propositivo

Ogni gruppo faceva verifiche sullo stato dei lavori, sulle problematiche emerse, su nuove attività da seguire.

Le attività principali erano rivolte

ai lavori nei campi (perché la natura non si adatta al terremoto)

all’animazione dei bambini (perché le scuole erano crollate o comunque finite)

ai lavori con la gente attorno alle case e agli edifici (per tornare a casa)

 

La struttura della Protezione Civile, voluta poi da Zamberletti, sembra abbia ereditato molte di queste buone regole.

Che dire poi dell’insegnamento da parte dell’arcivescovo Battisti che, riuniti poco dopo il terremoto tutti i sui sacerdoti, aveva dettato le priorità per la ricostruzione: prima le fabbriche, poi le case, poi le chiese.

Hanno partecipato agli incontri diversi sindaci dei paesi dove gli scout hanno operato e alla domenica mattina siamo stati ospitati proprio nei loro paesi, incluso Tramonti di Sotto dove siamo stati accolti dal sindaco Giampaolo Bidoli.

 

Le impressioni di Bruno e Maurizio

Andare in Friuli per un convegno è una bella sfacchinata, ne valeva la pena?

Con Bruno abbiamo scambiato le nostre impressioni che convergono nel dire: ne valeva la pena!

La prima emozione è stata quando, nel pranzo di sabato ci siamo trovati subito in sintonia con tutte le persone presenti. Si respirava cordialità, condivisione, confronto sui ricordi.

La seconda alla scuola di mosaico visitata nel pomeriggio, che ci ha mostrato una realtà vivissima che riallaccia tradizioni antiche con un futuro lavorativo molto interessante per tutti gli studenti.
La terza emozione è stata quando nella Sala del Consiglio di Tramonti di Sotto abbiamo visto appese alle pareti tante foto dei volontari, molte delle quali ci raffiguravano.
Poi ancora a Tramonti rivedere quelle case una volta diroccate tornate in piedi (anche grazie al nostro piccolo contributo).

Ultima nota interessante: una signora ci ha detto in friulano, qui  tradotto per non fare errori di lingua e brutte figure “Il terremoto è stato una disgrazia, ma anche una benedizione”. Spiegando poi che nel ‘76 solo il 20% delle case aveva servizi interni. Il terremoto ha fatto da acceleratore del cambiamento.

 

Il contributo di Marco Rho e Susanna Pesenti

Il clima che si è creato durante questi due giorni mi sembra ben riassunto da uno scritto di Susanna Pesenti:

Cari Alessandro e Maurizio, leggere il libro insieme a queste foto è fantastico.  Grazie a entrambi per aver restituito un periodo fuor di retorica, con l’onestà del documento, le facce vere, le macerie ma anche il clima di quegli anni con le discussioni, le illusioni, le rigidità ideologiche e gli slanci del cuore. Ora che vecchia sono io, mi chiedo cosa pensassero i vecchi montanari di quei ragazzi cittadini … che dal Friuli tornarono un poco cambiati, con tanti semi dentro. Fa impressione leggere anche nomi come Moro e sapere cosa successe solo due anni dopo. Eravamo tutti sull’orlo di un terremoto e non lo sapevamo o, come dice Bagnarol, non volevamo sapere che prima o poi sarebbe successo. Mezzo secolo dopo, forse il nostro dovere verso i ragazzi è di nuovo segnalare l’allerta, prepararli e non abbandonarli a terremoti di ogni tipo .

…In particolare gli interventi e i documenti del libro di Alessandro ci hanno fatto ripensare con ammirazione a chi allora gestì la situazione. I documenti restituiscono l’immagine di un’associazione con le idee chiare, di un Centrale che intercetta la solidarietà spontanea e la trasforma in qualcosa di nuovo e solido, con coscienza di limiti, ambiti, autonomie, ruoli.

Bello il documento di Titta Righetti ma anche gli altri. Parole semplici, frasi brevi, idee oneste che tutti capiscono. Abbiamo riscoperto l’AGESCI.

Se noi scout abbiamo un senso, qui si capisce quale è e come mantenerlo. Ci auguriamo davvero che dai documenti battuti a macchina (che tenerezza!)possa partire una riflessione di stile associativo utile all’oggi…

 

Grazie  a tutti gli scout che sono venuti a Spilimbergo, per la catena riallacciata, per il sentimento condiviso che il nocciolo dello scoutismo vale sempre, anche per chi è giovane ora. Se è scoutismo di respiro grande e decente organizzazione. Un abbraccio!

Susi e Marco

 

E come non terminare con una piccola storia che fa tenerezza: Susanna e Marco si sono conosciuti 50 anni fa proprio in quel Friuli terremotato! Dalle macerie nascono i fior.

 

Maurizio Montefiori e Bruno Menni

P.S. Per chi volesse vedere le foto del Friuli ‘76, accedere al link:
https://mauriziomontefiori.wixsite.com/hesserevised
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