RISCHIO IDROGEOLOGICO DEL FIUME SENIO
Se ne è discusso lunedì 15 settembre 2025 in una piazza molto affollata a Castel Bolognese. Dopo l’introduzione del sindaco Luca Della Godenza e di Michele De Pascale, Presidente della nostra regione, sono intervenuti il nuovo direttore dell’Agenzia regionale della Protezione Civile, il direttore dell’autorità di bacino, il vice commissario alla ricostruzione e la dirigente regionale del settore difesa del suolo. Insomma tutti i massimi responsabili in merito al tema della sicurezza idrogeologica del nostro torrente che dopo le alluvioni del 2023 e del 2024, con deferenza e timore, spesso lo si chiama fiume.
Si è parlato del problema della stabilità degli argini, delle tre casse di espansione che saranno realizzate nei prossimi anni con l’impegno in prima persona della regione a terminare quella di Tebano entro l’anno prossimo. Poi si è accennato alla nuova legge regionale che dispone della servitù di allagamento cioè dell’indennizzo di quelle superfici coltivate che, in caso di bisogno, possono essere allagate. Si è accennato alle delocalizzazioni e alla nuova delibera commissariale, ora in esame alla corte dei conti, che dovrebbe semplificare la richiesta degli indennizzi con bassi importi poiché ci si è accorti che rispetto alle 70 mila richieste attese ne sono state presentate tramite la piattaforma Sfinge appena il 10%.
Ma la cosa che ci ha lasciati perplessi è che si è parlato del Senio come se nascesse a Riolo. Tutte le opere e tutti gli interventi di mitigazione del rischio riguardano solo il territorio in pianura. Nessuno ha citato il ruolo dell’agricoltura di collina come presidio idrogeologico nel governo delle acque. Nessuno è intervenuto sul destino della viabilità e soprattutto delle frane. E della vegetazione nei corsi minori cosa ne facciamo?
Si è discusso di quanto sia importante rallentare la velocità delle piene ma quasi che il problema non nasca nel tratto montano di questo torrente noto per il suo breve corso ma con pendenze rilevanti anche per i corsi minori tributari. Condividiamo la preoccupazione del nostro sindaco, presente alla serata come tutti quelli dei comuni che confinano con l’asta fluviale. Passata l’emergenza l’attenzione è rivolta solo sui territori ricchi mentre della collina, dello spopolamento, dell’abbandono dell’agricoltura, dell’importanza della manutenzione dei boschi non ne parlano neanche i responsabili della programmazione.
La Regione ha raddoppiato l’importo annuo destinato alla manutenzione delle opere di difesa dal rischio delle alluvioni ma se non se ne destina una quota anche al tratto montano dei fiumi è una visione miope che nel tempo ne amplifica il rischio. Forse è il caso che ci svegliamo dal torpore ed è anche il caso che dismettiamo la rassegnazione che un po’ sta dilagando dopo due anni ormai passati con le opere tanto necessarie che tardano a partire e molte delle quali si eclissano proprio come la variante di Borgo Rivola.
Gli eventi atmosferici tocca subirli ma le scelte degli interventi e delle opere per difendersi dalle loro conseguenze sono soltanto scelte politiche.
Si è parlato del problema della stabilità degli argini, delle tre casse di espansione che saranno realizzate nei prossimi anni con l’impegno in prima persona della regione a terminare quella di Tebano entro l’anno prossimo. Poi si è accennato alla nuova legge regionale che dispone della servitù di allagamento cioè dell’indennizzo di quelle superfici coltivate che, in caso di bisogno, possono essere allagate. Si è accennato alle delocalizzazioni e alla nuova delibera commissariale, ora in esame alla corte dei conti, che dovrebbe semplificare la richiesta degli indennizzi con bassi importi poiché ci si è accorti che rispetto alle 70 mila richieste attese ne sono state presentate tramite la piattaforma Sfinge appena il 10%.
Ma la cosa che ci ha lasciati perplessi è che si è parlato del Senio come se nascesse a Riolo. Tutte le opere e tutti gli interventi di mitigazione del rischio riguardano solo il territorio in pianura. Nessuno ha citato il ruolo dell’agricoltura di collina come presidio idrogeologico nel governo delle acque. Nessuno è intervenuto sul destino della viabilità e soprattutto delle frane. E della vegetazione nei corsi minori cosa ne facciamo?
Si è discusso di quanto sia importante rallentare la velocità delle piene ma quasi che il problema non nasca nel tratto montano di questo torrente noto per il suo breve corso ma con pendenze rilevanti anche per i corsi minori tributari. Condividiamo la preoccupazione del nostro sindaco, presente alla serata come tutti quelli dei comuni che confinano con l’asta fluviale. Passata l’emergenza l’attenzione è rivolta solo sui territori ricchi mentre della collina, dello spopolamento, dell’abbandono dell’agricoltura, dell’importanza della manutenzione dei boschi non ne parlano neanche i responsabili della programmazione.
La Regione ha raddoppiato l’importo annuo destinato alla manutenzione delle opere di difesa dal rischio delle alluvioni ma se non se ne destina una quota anche al tratto montano dei fiumi è una visione miope che nel tempo ne amplifica il rischio. Forse è il caso che ci svegliamo dal torpore ed è anche il caso che dismettiamo la rassegnazione che un po’ sta dilagando dopo due anni ormai passati con le opere tanto necessarie che tardano a partire e molte delle quali si eclissano proprio come la variante di Borgo Rivola.
Gli eventi atmosferici tocca subirli ma le scelte degli interventi e delle opere per difendersi dalle loro conseguenze sono soltanto scelte politiche.
