Cronaca

I semi che SAURO ci ha lasciato

Per più di trent’anni il sorriso mite e accogliente di Sauro è stato il biglietto da visita del Giardino.

La sua disponibilità all’ascolto e la sua pazienza nel raccontare usi, proprietà e coltivazione delle piante hanno dato l’impronta alle attività con il pubblico. Qualsiasi pubblico. Da chi era mosso dalla curiosità e poneva domande semplici, a tratti banali, al pubblico colto e specializzato cui forniva le proprie competenze raccolte su campo quindi ferrate, mai superficiali.

Di Sauro ognuno di noi, ogni casolano, porta con sé un’immagine e tanti ricordi.

Non c’era manifestazione dove non fosse in qualche modo presente: dietro il banchetto del Giardino o dietro la campana del trombone ogni volta che la banda presenziava a qualche evento.

Ha raccolto il testimone consegnatogli dal Prof. Augusto Rinaldi Ceroni, declinando l’identità del Giardino, quindi anche del nostro paese, secondo le sensibilità di questi nostri tempi e adattandosi alle architetture istituzionali di una struttura pubblica nella forma ma gestita dalla Cooperativa Montana.

Ho condiviso con lui attività didattiche (entrambi Scarabelliani in qualche modo), progetti, corsi ma soprattutto sulle pagine di questo giornale, per qualche anno, la rubrica meteo.

Sauro  forniva i dati. Tutte le mattine alle 9 in punto e con qualsiasi tempo si recava alla capannina inserita nella rete ARPAE e trascriveva i valori. Me li passava e ci si confrontava. Le sue interpretazioni degli effetti climatici sulle piante e sulla natura partivano da una sensibilità cresciuta in famiglia – il babbo agricoltore, la mamma degli Ortali di Mantigno – e affinate con lo studio e l’esperienza.

Sauro nel troppo breve cammino su questa terra consegna a ognuno una bustina di semi. C’è il seme di Calendula, forse quello dell’Echinacea, del Timo. Ma se ci si guarda bene c’è anche il seme dell’umiltà, così difficile da crescere e da mantenere e che a lui veniva così spontanea. Ci sono i semi che volano via con un alito di vento insieme alle sue note soffiate nel trombone e che ci hanno rallegrato in tante occasioni. E ci sono i semi da cui germineranno ancora relazioni e affetti fra di noi, nel suo nome.

Tutta la redazione dello Spekkietto si unisce al dolore dei genitori, di Silvia, Enrico, Emma, Beatrice, Federica.

Roberto Rinaldi Ceroni